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Miti e leggende: la cella di Cagliostro a San Leo

Il possente masso calcareo di San Leo, trasportato nel Miocene dal Tirreno verso l'Adriatico, con le pareti perimetrali scoscese e perpendicolari al suolo, costituisce di per sé una fortezza naturale. I Romani, consapevoli di tale straordinaria attitudine, costruirono una prima fortificazione sul culmine del monte. Durante i nebulosi secoli alto medioevali, la fortezza venne aspramente contesa da Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Intorno alla metà del XI secolo, da Carpegna scesero a San Leo - allora chiamata Montefeltro - i conti di Montecopiolo (ramo dei conti di Carpegna); da questo nuovo importantissimo feudo, essi trassero il nome e il titolo di conti di Montefeltro, che tanta parte di gloria avrà nelle vicende medioevali e rinascimentali della Marca Settentrionale. Nella seconda metà del Trecento, la fortezza venne espugnata dai Malatesti che si alternarono nel suo dominio ai Montefeltro sino alla metà del secolo successivo. Nel 1441, il giovanissimo e audace Federico da Montefeltro, coadiuvato dall'esperto uomo d'armi Matteo Grifoni da Sant'Angelo in Vado, fu protagonista di un'ardita scalata della rocca.
Le origini storiche Nel 1502, Cesare Borgia, detto il Valentino, sostenuto da papa Alessandro VI, con abile stratagemma, politico e militare insieme, riuscì ad impadronirsi della fortezza, il punto forte dello Stato urbinate che il Borgia conquistò per intero. I Della Rovere ripresero San Leo nel 1527 e la tennero sino alla devoluzione del Ducato di Urbino al dominio diretto dello Stato Pontificio nel 1631. Dal 1631 la Fortezza venne adattata a carcere nelle cui anguste celle, ricavate dagli originari alloggi militari, furono imprigionati liberi pensatori come il palermitano Cagliostro e patrioti risorgimentali dei quali il più celebre fu Felice Orsini. Anche dopo l'Unità d'Italia, la fortezza continuò ad assolvere la sua funzione di carcere, fino al 1906. In seguito, per otto anni, ospitò una "compagnia di disciplina" fino al 1914.

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